Visualizzazione post con etichetta storie vere per ragazzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storie vere per ragazzi. Mostra tutti i post

giovedì 13 settembre 2018

Il castigo per Harper Nielsen è un onore

C’era una volta il posto dove rimaner seduti.
Quando tutti gridano e blaterano folli stupidaggini e ottuse bugie.
Anche se dovessero nascondere il proprio senso di colpa sotto una canzone popolare.
Come potrebbe essere un inno nazionale.
C'erano una volta coloro che in passato hanno percorso la parte scomoda della via.
Quando tutti stavano marciando sul rassicurante sentiero obbligato.
Anche qualora comportasse camminare sulla vita e il mancato futuro delle loro vittime.
Come la vacillante memoria di molti governi colonialisti.
C'erano una volta le persone coraggiose che compiono ancora quella scelta.
Mentre politici poveri di intelletto e impauriti insegnanti cercano di proteggere la propria vergogna usando il loro potere.
Anche avvalendosi di ogni sforzo.
Come molti hanno fatto prima di loro.
C'era una volta in Australia una bambina di nove anni di nome Harper Nielsen, che si rifiutò di alzarsi in piedi e cantare le nazionali rime, protestando in nome del popolo indigeno e pagando le conseguenze della propria decisione con il castigo a scuola.
Grazie per il tuo esempio, giovane quanto nobile creatura.

Leggi anche Storie e Notizie

venerdì 13 luglio 2018

Lalu Muhammad Zohri: il campione senza scarpe

C'era una volta un sognatore.
Un ragazzo che difficilmente avrebbe potuto immaginare di comprarsi un paio di scarpe da corsa.
Una creatura la cui anima stava andando così veloce da superare tutto.
I limiti del corpo e della dura realtà.
C'era una volta un campione.
Il vincitore della gara maschile dei 100 metri al campionato IAAF mondiale under 20 a Tampere in Finlandia.
C'era una volta una vita di soli diciotto anni.
Il primo indonesiano a vincere una medaglia in quel torneo.
Ma non fu il primo a sperarlo.
Non mi riferisco al podio.
O ai flash delle fotocamere.
Nemmeno all'oro brillante.
Piuttosto, c'era una volta un intero mondo di persone che meritano semplicemente la possibilità di correre.
E mostrar talenti e valore.
Sii paziente, amico mio, e molti altri tra loro arriveranno in pista...

Leggi anche Storie e Notizie di oggi

mercoledì 23 maggio 2018

Storie vere di rivoluzionari

Jean-Baptiste du Val-de-Grâce nacque il 25 giugno del 1755 vicino Clèves, nel castello di Gnadenthal, da una nobile famiglia prussiana di origini olandesi, i baroni di Cloots.
Il piccolo Jean-Baptiste era un bambino vivace e caparbio, caratteristiche che mostrò sin dall’inizio, peraltro ereditate dal padre. La moglie di quest’ultimo era invece di altra pasta. Era di natura tranquilla e tollerante. Grazie anche alle origini agiate, la donna vedeva la vita come una passeggiata pomeridiana in campagna, satolli dopo un pranzo soddisfacente e sereni grazie ad un dolce riposino su un morbido letto con tanto di rassicurante baldacchino.
Proprio per queste ragioni il nostro aveva con la madre una corsia preferenziale, in quanto suo padre non mancava mai di riprenderlo e le frasi erano – in sintesi - sempre le stesse: Jean-Baptiste devi imparare a mantenere la calma, Jean-Baptiste devi accettare i tuoi limiti, Jean-Baptiste controlla gli istinti e, la più gettonata, Jean-Batiste, un giorno avrai il mio titolo, ricorda: quel che distingue un barone dalla gente del popolo è la gestione degli umani impulsi.
Il fatto era che Jean aveva tutto il desiderio di compiacere il papà, non voleva assolutamente disobbedirgli, ciò nonostante erano proprio i suoi umani impulsi a vincere puntualmente quella battaglia. E così correva quando le gambe gli imponevano di farlo, alzava la voce quando il fiato in gola era troppo per essere ignorato, toccava e, spesso, rompeva tutto quel che le sue mani adocchiavano ancor prima che i suoi occhi.
Nondimeno, più di ogni altra cosa gli era impossibile non liberare nella sua stessa mente ogni pensiero, allorché fosse composto della sostanza che preferiva. Non i sogni, benché mai le idee, bensì di quel che i suoi sensi avevano raccolto sino a quel momento, fosse stato il sapore della terra, che l’odore delle feci del cane, passando per il calore delle mani della madre quando una sua carezza gli sfiorava la guancia.
Jean-Baptiste era entusiasta di essere vivo, di respirare l’aria che l’immenso giardino che circondava il castello regalava ai suoi ignari abitanti.
Una sera, nel giorno del suo decimo compleanno, dopo l’ennesimo rimprovero da parte del barone, il nostro stritolò i palmi nelle mani chiuse a pugno e a voce bassa disse chiaramente: “Padre… non voglio controllare la mia vita…”
Uno schiaffo era ormai storia, una mano pesante era caduta sulla tenera guancia del bambino eppure ciò non impedì alla madre di Jean di udire il resto della frase: “…la mia vita voglio viverla…”
L’ultimo anno prima di andare a Parigi per completare la propria educazione, perlomeno secondo i progetti del padre, fu molto significativo per il futuro barone. Sin da quella drammatica sera del suo genetliaco, nella mente del bambino iniziò a germogliare il seme della parola, da quella sussurrata a quella gridata.
Un pomeriggio che il padre era lontano dal castello, la madre entrò nella sua camera. Jean-Baptiste era seduto davanti alla finestra, in silenzio. Teneva tra le mani un quaderno, regalo proprio della baronessa. La donna si avvicinò alle sue spalle, nondimeno il figlio non si mosse di un muscolo, rapito dagli alberi al di là del vetro.
“Jean… tutto bene?”
“Madre, sono contento, oggi sono contento.”
“La cosa mi rende felice, figlio…”
“No, oggi sono veramente contento. Non come quando ho mangiato qualcosa che mi piace o quando ho partecipato ad un gioco molto divertente.”
“Ieri ho visto che hai riso molto con lo zio Cornelius…”
“Sì, lo zio è simpatico. Gli voglio bene. Ma oggi non sono contento per qualcosa che mi è successo.”
“Allora, Jean, per cosa lo sei?”
“Non lo so, madre. Non lo so. Ed è meraviglioso essere contento senza saperne la ragione…”
“Perché, caro?”
“Perché vuol dire che per godere di qualcosa non occorre conoscerla, farla propria, dominarla. E’ bello saperlo…”

Da Amori diversi, antologia di racconti ispirati da fatti realmente accaduti.

mercoledì 16 maggio 2018

Storie vere d'amore

D’amore.
Se vuoi che le tue storie incontrino i favori del grande pubblico in questo paese devi scrivere d’amore, questo mi sentii dire un giorno.
La mia fortuna è che al mondo esistono molteplici tipi d’amore.
C’è l’amore per la rivoluzione. Una cieca infatuazione verso il cambiamento che, ancora prima di cercare di costruirlo, si sogna senza fatica ad occhi aperti, figuriamoci chiusi.
Mi riferisco all’amore di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, ovvero Anacharsis, nei confronti di una Francia nuova e pura, esattamente come il sentimento che a lei lo ha legato.
Fino alla morte.
C’è l’amore per la giustizia. Una fame insaziabile se non cibandosi dell’unico che l’ha resa tale, il colpevole impunito che vive indisturbato sotto i nostri occhi silenti, tranne quelli di chi è stato colpito direttamente dal delitto.
E’ l’amore di Rita Schwerner che sfida e sconfigge il tempo che scorre, aspettando l’attimo giusto, più che mai giusto, per far pagare il conto ai responsabili, dal primo all’ultimo.
Soprattutto l’ultimo.
C’è ovviamente l’amore tra un uomo e una donna, come farselo mancare?
Tuttavia, non di amore banale si tratta, visto che un’intera nazione, istituzioni più o meno preposte, pseudo ben pensanti o palesemente folli, vi si mettono di traverso a difesa di una razza che non è mai esistita.
Questo è l’amore tra Mildred Jeter e Richard Loving, la scandalosa coppia mista solo per il resto del mondo, perché per entrambi è sempre stato tutto estremamente semplice e naturale.
Infine, ecco l’amore di una madre per il proprio figlio. Un amore esplosivo, pericoloso per chiunque sia così ingenuo da pensare di poterlo disinnescare in qualche modo, soprattutto se quell’amore nasconde il dolore più grande.
Sto parlando dell’amore di Rukia per Hani, figlio di Hash.
Amore francese o iracheno, fate voi, perché per loro, alla fine di tutto, ciò che conterà da qui all’eternità è solo una cosa.
L’amore, sì, ancora una volta l’amore.


Da Amori diversi, antologia di racconti ispirati da fatti realmente accaduti.

venerdì 6 aprile 2018

Storie vere di donne uomini e fotografie

E’ il 2018.
Trentatré anni dopo, ancora in Libano, a Beirut.
Nel mezzo del disegno, c’è ancora lei, Samar.
Con lei, Maher, il trafugatore di souvenir viventi. Con lui, la promessa mantenuta, quella di non dimenticare e, soprattutto, non far dimenticare.
Con entrambi, le difficili esistenze di popoli interi che si perdono e si ritrovano tra le immagini e le parole che restano.
Insieme alla speranza per tutti i frammenti che tutt’ora vengono strappati via dal cuore del mondo...

Leggi il resto

mercoledì 4 aprile 2018

Storie vere di bambini scomparsi

Ci son volute due decadi affinché il passo fosse compiuto del tutto.
Il balzo all’indietro, per i volteggiatori professionisti.
L’utopia che diviene tangibile, per le fortunate eccezioni alla grama narrazione comune.
Eccoci al triste racconto che mostra il miracolo del sole nella tempesta.
Io ti ritrovo, sussurrò il padre a fatica, sopraffatto dalle lacrime.
Noi ti ritroviamo, pensò con non meno commozione la madre, vinta da esse.

Leggi il resto

domenica 25 marzo 2018

Storie vere di ragazzi sfortunati

Sono colpevole di rabbia.
Rabbia accumulata in anni.
Mesi e giorni.
Ore.
Minuti.
E più che mai interminabili secondi vissuti innanzi ad orribili messe in scena da spettatore inerme.
Giammai vile.
Di sicuro impotente.
Ma non cieco.
Magari lo fossi stato.
Non per chi amo, ma almeno per me.
Per il mio giovane cuore massacrato che, per buona sorte o meno, ancora batte.

Leggi il resto

sabato 24 marzo 2018

Storie vere di razzismo verso i Rom

Venerdì 13 giugno, 2014.
Pierrefitte-sur-Seine, Francia.
E’ notte.
Sono sul divano, davanti alla tv.
Solita roba, sempre la solita roba già vista.
Ho bevuto e fumato, non ricordo quanto.
Non importa.
Almeno stanotte conta poco.
Non vieni a letto? Fa mia moglie.
Non rispondo.
Mi alzo dal divano e spengo la tv.
Quindi raggiungo l’ingresso e prendo il borsello.
Controllo.
Sì, c’è.
E’ tutto il giorno che lo faccio.
Non ho mai avuto un passamontagna.
Ho bisogno di guardarlo, di ricordarmi che ce l’ho.
Di ricordarmi perché l’ho comprato.
Prendo le chiavi dell’auto ed esco.

Leggi il resto

venerdì 23 marzo 2018

Storie vere di esecuzioni capitali

Nelle storie ci siamo tutti.
Nelle nostre, è ovvio.
In quelle di chi amiamo.
Altrettanto scontato.
Nelle vicende di coloro che sogniamo e ammiriamo.
Sì, anche lì siamo presenti.
Inaspettati protagonisti.
Perché senza di noi non avrebbero ragione di esistere.
Privilegiate vite nel firmamento delle umane divinità.
Umanissime, a dirla tutta.
Siamo altresì nelle storie della gente che ci sfrutta.
E che si approfitta di noi, lucrando sulle nostre cecità.
Se ne accorgono meglio laddove alziamo la testa, ma questo accade ogni giorno che passa meno di frequente.

Leggi il resto

Storie vere di bambini alieni...

Cerca di capire i nostri limiti, innanzi alla pericolosa miscela.
Ancora oggi, laddove sia presente in una bambina, o futura donna che sia, vien temuta come la più potente arma di liberazione di massa.
Noi temiamo gli alieni, sì.
E il più delle volte facciamo di tutto per isolarli e provocar loro sofferenza.
Ma non quelli che piovano dal cielo nei racconti o minino il nostro futuro tra gli effetti speciali dei film.
Quelli siamo noi travestiti, in realtà.
Gli extra umani che la nostra società si ostina a escludere dall’album familiare vivono accanto a noi, e come te sono in credito delle nostre scuse, come minimo.
Siamo noi i loro invasori.

Leggi il resto

giovedì 22 marzo 2018

Storie vere di famiglie

E’ uno scambio di aspirazioni, mancate per caso o per delitto.
No, proprio no, anche qui.
Lo scambio presuppone un interesse pregresso e questo svaluterebbe la qualità principale dell’atto in sé.
Spontaneità.
Indicibile spontaneità.
Potrebbe essere una reciproca gratificazione?
No, eh?
Già, la temperatura della frase è scesa ai limiti.
L’asticella del termometro va tenuta in alto, senza esagerare, ma, come la naturalezza del movimento, anche il calore risulta essenziale.
Requisito fondamentale, prima e dopo, figuriamoci durante.
Nondimeno, a pensarci bene, se c’è un prima e un dopo, questo vorrà pur dire qualcosa.
Prima e dopo presuppongono un cammino, un viaggio, un salto in avanti.
O indietro.
Come in una storia.

Leggi il resto

mercoledì 21 marzo 2018

Storie vere d'amore

Vostro onore,
Signore e signori della giuria,
E più che mai voi altri, platea silente, ma non meno importante.
Eccovi il sentito discorso che ho ier sera preparato a vantaggio del mio assistito.
No, l’accusa non si affanni ad opporsi.
Nessun errore.
Non v’è alcun refuso nella mia introduzione.
Se al maschile ho coniugato il lemma che in qualche modo dovrebbe rappresentare la giovane, la cui presunta colpa siamo qui, oggi, ad esaminare, è per una ragione fondamentale.
Centrale, in ultima analisi, nell’essenza del mio ragionamento.
Dovrebbe, ho detto, e questo non è stato affatto frutto del caso.
Presunta, ho aggiunto, e anche questo è aggettivo quanto mai scelto con cura.
Sì, perché la giovane Houda non ha alcun bisogno del mio appoggio.
In breve assistere.

Leggi il resto

martedì 20 marzo 2018

Storie vere di tifosi

Figlio mio,
chiudi gli occhi.
E soprattutto ottura con decisione le orecchie.
Non sentire il fischio dell’odiata figura di nero vestita.
Che spesso se ne torna a casa con la valigia piena di insulti.
Leggi pure come il più onesto tra gli arbitri delle nostre sorti.
Non credergli.
Non credere a quel che racconta il tabellone.
Apri gli occhi, adesso, ma non credere a quel che vedi.
Libera le orecchie e ascolta me.
Perché non è ancora finita.
Certo, lo so, il momento è terribile e non possiamo più fare cambi.
Siamo qui e qui resteremo.
Per sempre.
Ma questa è una fortuna, sai?
Possiamo ancora farcela.

Leggi il resto

lunedì 19 marzo 2018

Storie vere di padri e figli

E va bene.
Facciamo che abbia perso, figlio mio.
Facciamo che non vincerò mai.
Che il massimo che otterrò sarà la compassione per un altro pazzo nel mondo.
Infettato da un’ossessione folle come tante altre.
Quella di riabbracciare te.
Ago adorato confuso nel più triste pagliaio.
Con ventimila sogni infranti intrecciato.
Facciamo che sia davvero così, che vada la vita.
Che i pazzi siano davvero tali e che esistere a lungo voglia dire terra ferma sotto i piedi, tasche piene e mani abili.
Nell’afferrare l’afferrabile, altro che meravigliosi fantasmi.
Allora vorrà dire che non potrà che andar peggio.
Lo so che così funziona.

Leggi il resto

domenica 18 marzo 2018

Storie vere di razzismo

Il mio nome è Glenn Ford e ho 64 anni.
No, non sono l’attore, che poi è morto da tempo.
Sono l’altro.
L’altro famoso oggi.
Ho qualcosa in comune, con lui, però.
Sono un uomo libero.
Perché tale sono nato e non perché lo ha decretato qualcuno.
Ma non sempre è stato così.
Nondimeno, lo sono di nuovo ora, 2014, Stati Uniti d’America.
E sono nero.

Mi chiamo Glenn e sono venuto alla luce nel 1950.
Io ci sono nato, nero.
Nel 1950 le scuole, i luoghi pubblici, gli autobus e i treni erano ancora spaccati a metà da un invisibile idiota sotto forma di muro.

Leggi il resto

sabato 17 marzo 2018

Storie vere sui diritti umani

Le parole sono inutili.
Da sole.
Sono solo.
Parole.
E hai voglia a scriverle e raccontarle.
Gridarle a perdifiato e a mormorare tra te e te che l’hai detta grossa, bella e profonda.
Guarda, a scanso di equivoci e contro il mio stesso interesse, lo metto or ora nero su bianco: lo sono per prime queste che leggi.
Frasi prive di valore.
Fermati pure qui e lo capirò. Hai ragione, avrai avuto le tue ragioni, abbiamo ragione tutti, se ci pensi.

Leggi il resto

venerdì 16 marzo 2018

Storie vere dagli Stati Uniti

C’erano una volta quelli che avevano ragione.
Che l’hanno ancora.
Che, poi, sono tutti.
Perché tutti, nel profondo, sanno di aver ragione.

Quelli che oggi rinfacciano che allora la morte di stato la meritasse, eccome se la meritasse.
La donna che un tempo è stata un’adolescente.
Un’adolescente, ma pur sempre assassina.
E quando lo sei una volta per molti lo sarai per sempre.
Sia adolescente.
Che assassina.

Leggi il resto

Storie vere di donne coraggiose: Marielle Franco

Franco, 38 anni, era una attivista ritenuta rivoluzionaria, diventata portavoce delle persone svantaggiate che vivono nelle favelas, ospitanti almeno un quarto della popolazione di Rio de Janeiro, dove la povertà strisciante, la brutalità della polizia e le sparatorie con le bande di droga sono di norma.
La storia di una, le storie di tutte.
Di donne e uomini, di ogni età e altre inezie, come colore della pelle e orientamento, collocazione geografica e storica.
Che tu sia in piedi, con il dovuto rispetto, o seduto, con altrettanto sgomento, ovvero con tutta l’indifferenza del mondo innanzi all’ennesima cancellazione del personaggio migliore dal comune racconto, la sostanza di quest’ultimo rimane immutata.

Leggi il resto

giovedì 15 marzo 2018

Storie vere di esecuzioni capitali

Nelle storie ci siamo tutti.
Nelle nostre, è ovvio.
In quelle di chi amiamo.
Altrettanto scontato.
Nelle vicende di coloro che sogniamo e ammiriamo.
Sì, anche lì siamo presenti.
Inaspettati protagonisti.
Perché senza di noi non avrebbero ragione di esistere.
Privilegiate vite nel firmamento delle umane divinità.
Umanissime, a dirla tutta.
Siamo altresì nelle storie della gente che ci sfrutta.
E che si approfitta di noi, lucrando sulle nostre cecità.
Se ne accorgono meglio laddove alziamo la testa, ma questo accade ogni giorno che passa meno di frequente.
Leggi come la tanto sottovalutata ultima risorsa degli schiavi inconsapevoli.
In breve, rivoluzione.

Leggi il resto

mercoledì 14 marzo 2018

Storie vere di assassini

Che il cielo, la terra, o qualsiasi cosa voi preghiate, benedica la prova del DNA.
Che riporta alla luce una vita.
Moncata della giovinezza e di un’infinità di attimi.
Magari non tutti sereni.
Ma potenzialmente tali.
E per i poveri e poco istruiti di questo mondo la serenità è il vero oro nero.
Nero, già, colore che ricorre sovente, quando si parla di ingiustizia nel cosiddetto mondo libero.

Leggono.
Ascoltano, senza commentare.
In qualche luogo di questo pianeta.

E così vengono a sapere che Henry ha dichiarato di non provare alcuna rabbia.
Che dopo tutti questi anni sottratti impunemente non ha ira nel cuore.
La vicenda si diffonde in poche ore sui media.

Leggi il resto